L’ANTIPOLITICA AL GOVERNO
(CAPITOLO INTRODUTTIVO)

Nel libro di D. Campus viene analizzato il linguaggio antipolitico come lo strumento mediante cui i leader riescono ad ottenere una determinata posizione politica. L’antipolitica è differente dal populismo. Infatti questi termini spesso vengono confusi, analizzandoli e studiandoli come se fossero un tutt’uno, ma , in realtà il populismo è un movimento che ha alla base l’antipolitica. Il populismo si afferma in forti periodi di crisi delle istituzioni e dei partiti che non assolvono più al loro dovere, ovvero, non adempiono agli impegni per cui sono nati: la rappresentanza degli interessi dei cittadini. Si denunciano la malafede del governo e tutte quelle lacune partitiche e politiche in generale. Si è contro i politici di professione che tutelano i propri interessi piuttosto che quelli del popolo. Tutto ciò che è fuori il popolo o che non gli è appartiene è nemico del popolo. Poiché il movimento populistico si manifesta in forti periodi di crisi, si cerca una soluzione ad essa attraverso un leader, che viene acclamato dal popolo e votato. Egli ne risponde nel momento in cui il suo ruolo di intermediazione tra politica e cittadini non funziona adeguatamente. Secondo Campus, il (neo) populismo nell’età contemporanea, è caratterizzato da tre dinamiche: 1) CRISI DELLE ISTITUZIONI E DEI PARTITI: dai partiti di massa si passa a partiti individuali in cui vi è un rappresentate dello stesso che funge da leader popolare. 2) TRASFORMAZIONE DELL’ECONOMIA E PROCESSO DI GLOBALIZZAZIONE: l’economia non ha più confini certi: elemento che va contro le ideologie populiste perché il popolo è determinato da un’identità unica e bene definita ( si esalta la nazione si a livello ideologico sia topografico, l’economia interna, si è contro l’immigrazione e l’enunciazione di lingua diversa rispetto al popolo e ad ogni elemento culturale che non è appartenente ad esso). 3) SPETTACOLARIZZAZIONE E PERSONALIZZAZIONE DELLA POLITICA: l’uso dei mezzi di comunicazione non fa altro che consolidare il rapporto che c’è tra il leader ed il popolo. Il leader si rivolge al popolo attraverso un registro discorsivo antipolitico grazie ai mas media.
Inoltre le tesi su cui si fonda l’analisi dedicata ai leader “populisti” sono le seguenti: 1) il linguaggio antipolitico è contro l’establishment politico per definizione; paradossalmente i leader che utilizzano un linguaggio antipolitico entrano a far parte della stessa politica. Tale linguaggio, diventa lessico di governo.
2) l’uso “sapiente” dei mas media permette ai leader di creare un rapporto diretto con i cittadini e soprattutto di avere consenso dal popolo.
Dunque i tre leader De Gaulle, Reagan e Berlusconi rispettano tutti i principi che caratterizzano il populismo. Infatti, De Gaulle inizierà ad occuparsi di politica in un periodo di crisi della Francia data dalla guerra dell’indipendenza algerina, Reagan quando gli Stati Uniti d’ America sono in crisi per un debito pubblico nei confronti dei paesi alleati ed infine Berlusconi, quando in Italia vi è lo scandalo di Tangentopoli. Questi leader sono considerati outsider della politica poiché prima di assumere un ruolo politico non hanno mai fatto parte della politica. Infatti De Gaulle era il generale dell’esercito francese, Reagan (retore) un attore e Berlusconi un imprenditore. La peculiarità che li accomuna è il massiccio utilizzo dei mezzi di comunicazione (in particolar modo la televisione) che li permette di avere molto consenso popolare.
Dall’antipolitica dell’ opposizione, all’antipolitica di governo

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